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Celebrazione d'un altare spoglio.
È un'immagine potente
devastante,
onesta,
perfino logica.
Nessun possibile fraintendimento
officiando un rito.
L'altare è spoglio
l'idolo non c'è più,
il tempo ha consumato i tramonti;
io, invece, sono il tempio.
Sono ancora in piedi.
Vestigia ove insisto
ad illuminare i miei passi,
di candele.
È amore,
anche questo,
privo d'un perché.
Non cerca riverbero,
per esistere.
È un'opera d'arte intima,
un monumento costruito
in una vita intera.
Protegge sé.
Nel silenzio,
resta puro, l'altare.
L'aria dell'onda
sulla spiaggia si perde,
si perde per sempre
nei sospiri degli amanti.
Sei tutto questo.
Liturgia perfetta,
per un altare spoglio.
Sacra ed intatta,
nel tempo di quel dolce bacio;
istante mai davvero compreso.
Lo chiedo alla luna,
che gioca coi miei sospiri
sulla lingua del mare laggiù.
Ma la luna non ha urgenze.
Né bisogni,
in questo umano presente triste.
Quanta umana bellezza
in questa distanza siderale
esatta...
Ci sentiamo come gravidi...
di gravità l'uno per l'altro.
Traiettorie ellittiche lunghissime.
È una celebrazione
d'una messa poetica per te!
Passa a prendere l'ostia!
Su quella lingua poserà,
dunque,
il mio Dio pagano.
C'è un fiore in più,
su quell'altare.
Oggi ti ho abbracciata
nell'aria di sale.
M.M. 8/6/26